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II rapporto uomo-ambiente è, da sempre, considerato
indispensabile. Ancora più quello che si stabilisce fra
l'artista e il luogo in cui vive ed opera.
Ci piace pensare che lo scultore Felice Gai, malgrado le
molteplici esperienze di vita in Italia e all'estero, abbia uno
stretto rapporto con il suo paese d'origine (Bassano Romano) e
una vera simbiosi con la natura da cui trae ispirazione e forza.
L'incontro d'arte nella Sala Almadiani in Viterbo è stato
certamente interessante. Di solito, quando si attribuisce a
qualcuno il termine "autodidatta", pensiamo a chi, al di fuori
di ogni curriculum scolastico, ha realizzato una propria
istruzione generica e suscita in noi una certa diffidenza, se
non un ingiusto pregiudizio.
Ebbene, Felice Gai, ha sostituito la preparazione specifica con
l'intuito che lo ha portato gradualmente ad acquisire un
"mestiere".
"Mestiere": una parola che ci piace usare, contrapposta ad
"arte" o a "professione", perché suggerisce un'idea di
competenza che si conquista nel tempo, non con un titolo, ma
solo con la pratica e il tirocinio esercitati quotidianamente.
Dell'opera di Felice Gai è stato detto: "Quando la venatura del
legno diventa poesia". Troviamo che sia una giusta osservazione
e lo confermano le numerose sculture esposte: lavori che
guardano al passato e proficuamente tengono conto della grande
lezione di quelli che dobbiamo considerare nostri maestri.
Con questa umiltà è stato reinventato, però, un linguaggio
rivestito di caratteri personali, di nuove suggestioni. Pensiamo
che il nostro artista non abbia esaurito, né completata la
propria formazione .
Ci concederà ancora altre immagini fascinose e meditate. Si
concederà altre appassionati avventure stilistiche e umane.
Prof. Filippo Gallipoli
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Considerazioni psicologiche sull'artista che scolpisce il legno

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